Il Laboratorio delle Emozioni

laboratorio delle emozioniIl Laboratorio delle Emozioni: un’opportunitĂ  di aiuto

Spesso bambini ed adolescenti con disturbi dell’apprendimento, attentivi, relazionali e della condotta, presentano anche difficoltà sul piano emotivo, evidenziando un’immagine negativa di Sé che corrisponde il più delle volte alla sensazione di essere “stupidi”, di “non capire”, di “non essere capaci o adeguati” o “cattivi”. La rabbia, la tristezza e la vergogna rendono loro difficile capire sia i propri limiti sia le proprie risorse e potenzialità, portandoli a ritirarsi di fronte alle difficoltà e al confronto con l’altro. L’obiettivo dell’intervento psicologico in piccolo gruppo è quello di sostenere e aiutare i bambini e preadolescenti nell’affrontare tali difficoltà relazionali ed emotive che paiono ai loro occhi insormontabili.

Come si svolge il Laboratorio delle Emozioni

Per questo motivo, l’intervento è centrato sul gruppo. Il gruppo di bambini o preadolescenti è guidato da due psicologi attraverso un percorso che consente di acquisire una maggiore consapevolezza di sé, degli altri e del proprio modo di relazionarsi con loro. Alternando momenti di discussione, confronto e gioco significativo, si favorisce il riconoscimento, l’espressione e la comprensione dei propri e altrui stati emotivi. I bambini sono più in grado di gestire le loro emozioni, di sapersi rapportare con gli altri e di esprimere i propri bisogni e le proprie difficoltà ai coetanei e agli adulti.
Il percorso inizia nel mese di settembre per terminare nel mese di giugno dell’anno successivo. Dall’esperienza maturata, si è osservato come i cambiamenti dei bambini siano assolutamente individuali e necessitino di tempi differenziati.

Il Laboratorio delle Emozioni: la centralitĂ  del bambino e dei genitori

In questa esperienza non solo il bambino, ma soprattutto i genitori hanno un ruolo centrale nel processo di crescita e cambiamento. Il nostro assunto è che nessuno al di fuori dei genitori siano in grado di conoscere e di gestire al meglio i propri figli. Di fronte a ogni nuovo genitore che ci racconta le sue difficoltà e quelle del bambino, non ci approcciamo come esperti che tutto sanno, ma come semplici supporti di una coppia genitoriale momentaneamente insicura o fragile rispetto alle difficoltà del bambino o della relazione con il bambino.

Non mi interessava affatto cercare di spiegare alla gente quello che deve fare: tanto per cominciare non lo sapevo neanche io. Ma mi sarebbe piaciuto parlare alle madri di quelle cose che loro sanno fare bene e che fanno bene semplicemente perché ogni madre è “devota” al compito che le incombe, quello per l’appunto di accudire e sostenere nella crescita un bambino” (D. Winnicot, pediatra e psicoanalista, “I bambini e le loro madri”)

Pertanto, abbiamo assunto come aspetto fondamentale il coinvolgimento della famiglia, attraverso incontri con la coppia genitoriale, svolti parallelamente al lavoro di gruppo del bambino.